Cinque critiche alla ‘fortunata’ Inter… E come smontarle

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22 ottobre 2017, 20:00
Inter esultanza

Una piccola guida per i tifosi interisti su come rispondere alla maggior parte dei critici e dei detrattori dell’Inter che, nonostante 23 punti in 9 giornate, è definita la squadra “più fortunata d’Europa”

NUMERO UNO – L’Inter gioca male“. Innanzitutto bisognerebbe capire cosa voglia dire “giocare bene” e “giocare male”. Al momento, nel campionato italiano, le uniche due squadre che possono vantare un gioco spumeggiante sono soltanto Napoli e Lazio. Due squadre che, però, basano il loro giocare bene su un lavoro di squadra iniziato diverso tempo fa e su un periodo di forma davvero invidiabile. Ma è solo questo il “giocare bene”? Lo spettacolo non sempre è funzionale, a volte una partita ottimamente preparata e ben giocata può anche essere una partita impostata in difesa, con attenzione, senza fare errori. Anzi, generalmente sono le squadre più concrete e meno spumeggianti, solitamente, a conquistare vittorie e trofei, proprio grazie alla capacità di ottenere il massimo risultato con il minimo degli sforzi. Ed è proprio questo che sta facendo l’Inter: poco spettacolo, tanta concretezza. Pochi tiri in porta, ma ottimamente sfruttati. Una difesa (finalmente) attenta e undici uomini pronti a correre dal primo fino al novantesimo minuto. Forse gli esteti del calcio non saranno d’accordo, ma per le sue capacità e possibilità tecniche, l’Inter sta mostrando un buon gioco che ha portato la banda Spalletti a ottenere 23 punti con 7 vittorie e 2 pareggi. Non male, vero?

NUMERO DUE – L’Inter è fortunata e deve ringraziare i pali“. La vera questione è: i pali vanno inseriti nella categoria fortuna/sfortuna? Lo scopo che sta alla base del calcio, in realtà, è quello di mandare la palla proprio in mezzo a quei tre pali e non di colpirli. Ed è proprio questo ciò che determina l’abilità o meno di un giocatore: la capacità di mandare la palla in rete. Dunque, colpire un palo o fare gol è tutta questione di abilità e un po’ meno di fortuna. Certo, a volte un tiro da lontano può avere potenzialmente le stesse possibilità di finire su un legno, di finire in rete, o di finire fuori, ma è decisamente riduttivo ridurre tutto alla mera fortuna o statistica. Nessuno nega che nel calcio fortuna e sfortuna siano una variabile esistente: un tiro che rimbalza sulla schiena del portiere ed entra in rete, un difensore che si stira lasciando campo libero all’attaccante, un centrocampista che scivola perdendo palla e favorendo il contropiede avversario. Questa, può essere considerata (s)fortuna. Ma per quanto riguarda i legni, lì conta l’abilità. Si tratta semplicemente di riuscire o meno a centrare la porta. Ed evidentemente, spesso, le avversarie dell’Inter in questa stagione non sono state in grado di farlo, permettendo ai “fortunati” di ottenere 23 punti su 27 disponibili.

NUMERO TRE – Handanovic è sempre il migliore dell’Inter“. Un altro dei cavalli di battaglia dei detrattori dell’Inter è quello di Handanovic, quasi “reo” di aver salvato in troppe occasioni il risultato in favore della squadra nerazzurra. Un bravo portiere vale tanto quanto un bravo attaccante. Definire una squadra “fortunata” solo perché il proprio portiere salva il risultato in più di un’occasione è un’operazione di prostituzione intellettuale di basso livello. Handanovic è pagato per fare il proprio lavoro che, nel calcio, è quello appunto di evitare che i giocatori avversari mandino la palla in rete. Quando un attaccante fa una tripletta si loda la sua abilità, non si invoca la fortuna. Così dovrebbe essere fatto anche per un portiere che, se mette a segno tre interventi che varrebbero altrettanti gol, dovrebbe essere elogiato per le sue capacità. Quindi, più che definire l’Inter “fortunata” grazie ad Handanovic, forse bisognerebbe domandarsi se gli attaccanti avversari non avessero potuto fare di più e, soprattutto, dare credito ai nerazzurri per aver messo lo sloveno a dirigere i pali e di essere riusciti a trattenerlo per tutti questi anni nonostante stagioni poco brillanti.

NUMERO QUATTRO – L’Inter ha fatto un non-mercato“. Un’annata deludente e una società con enormi risorse economiche possono essere un mix letale per stampa e tifosi. Durante l’estate 2017 tanto si è parlato del mercato dell’Inter, con giornali e televisioni pronte ogni giorno a gettare benzina sul fuoco delle aspettative della tifoseria: ogni giorno un nome nuovo, partendo da Vidal per arrivare a Nainggolan passando da Di Maria, Manolas, Rudiger e molti altri. Senza contare che, a tutto questo, dall’altra parte di Milano si iniziava a collezionare figurine grazie alle mirabolanti trattative di mercato intraprese dalla coppia Fassone-Mirabelli (ben conosciuti in ambiente nerazzurro). E allora, una volta arrivati giocatori come Skriniar, Borja Valero e Vecino, le critiche si sono scatenate furibonde, insieme all’ironia spicciola di chi era già pronto a vedere l’Inter fallire un’altra annata. Certo, siamo ancora alla nona giornata di campionato, manca ancora molto alla fine, ma i primi mesi della stagione dicono che i fatti danno ragione a chi ha lavorato a testa bassa, in silenzio, senza grossi proclami e soprattutto senza investimenti faraonici portati a termine solo per compiacere stampa e tifosi. Ed ecco che allora Skriniar è già un idolo della tifoseria nerazzurra grazie alle sue grandi prestazioni (ultima fra tutte quella proprio contro il Napoli, dove il difensore è stato in grado di fermare un fuoriclasse come Mertens) e Vecino è una pedina fondamentale dello scacchiere di Luciano Spalletti. Certo, non tutto è oro ciò che luccica: basta prendere il caso Dalbert, un oggetto ancora sconosciuto che, dopo alcune prestazioni discutibili, ha perso il posto da titolare in favore di Nagatomo. Ma sappiamo bene che il tecnico di Certaldo è in grado di rivitalizzare giocatori dati per spacciati, quindi è il caso di dare tempo al tempo. Resta il fatto che, passata la metà di ottobre, le operazioni di mercato hanno dato ragione all’Inter, capace di saper trovare i giusti tasselli per dare forma a una squadra la cui ossatura è sicuramente pronta per raggiungere l’obiettivo prefissato della qualificazione in Champions League.

NUMERO CINQUE – L’Inter è una squadra di catenacciari“. E per finire, un’altra delle critiche e giustificazioni di chi si sente in dovere di denigrare l’Inter sempre e comunque e non dare a Cesare ciò che è di Cesare (o meglio, a Luciano ciò che è di Luciano): l’Inter è una squadra di catenacciari, sempre chiusa in difesa e quindi fortunata. Nonostante ciò, però, i nerazzurri hanno messo a referto – dati alla mano – 17 gol in 9 partite, mostrando come il gioco di Spalletti sia stato in grado di fare sì della difesa il suo punto forte, ma anche di permettere ai giocatori nerazzurri di essere piuttosto prolifici. Questa è una critica che i tifosi dell’Inter sono sempre stati abituati a sentirsi dire, basti pensare al percorso in Champions League della leggendaria squadra allenata da José Mourinho nel 2010. Eppure non sembra essere questa una critica riservata a molte altre squadre, nonostante la difesa sia fondamentale per la vittoria del campionato italiano, tanto che nella maggior parte dei casi la squadra campione d’Italia coincide sempre con la squadra con la miglior difesa della competizione. L’Inter è una squadra che riesce a trarre il meglio dalle caratteristiche che ha, come dimostrato nella sfida contro il Napoli dove giocarsela a viso aperto avrebbe avuto conseguenze deleterie come successo già per molte altre squadre che hanno dovuto soccombere sotto allo spumeggiante gioco della squadra di Maurizio Sarri. Certo, gli esteti del calcio forse saranno più felici a vedere una squadra giocare bene e vincere che una giocare in difesa e ottenere punti. Ma sono sicuro che i tifosi interisti preferiscano essere a 23 punti dopo tre giornate e sognare, dopo tanto tempo, qualcosa in più di un semplice piazzamento in Europa League.