A volte ritornano: l’importanza di chiamarsi Dejan Stankovic

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28 aprile 2015, 12:17
stankovic

Uno dei fedelissimi della Nord, fra i pochi che hanno onorato la maglia sino all’ultimo con dignità e cuore, sempre la mano sul petto e la grinta di chi a fronte dei tanti infortuni a fine carriera ha saputo lasciare con onore la maglia che ha difeso in giro per l’Italia, Europa e nel Mondo. Uno degli eroi più amati del Triplete può tornare accanto al fedele amico Mancini. 

IL DRAGIO, COLLANTE FRA CAMPO E PANCHINA – Nel calcio contano i numeri, la tattica e i campioni: ma non solo. E’ sempre stato indispensabile il gruppo, il clima all’ìnterno dello spogliatoio, un’empatia forte fra giocatori e staff, allenatore compreso. Ecco perché la prima cosa che Mourinho fece, arrivato ad Appiano, fu tenersi stretto Beppe Baresi e metterlo al centro del progetto, quale collante fra gruppo e se stesso, prima ancora che in qualità di vice. Ecco ciò che Stankovic è pronto a fare all’Inter, da profondo conoscitore dell’ambiente e buona parte del gruppo, di chi sa benissimo cosa vuol dire giocare in quello stadio e per quella maglia. Amico, prima ancora che ex compagno di Mancini alla Lazio e suo giocatore in nerazzurro: da lui si può ripartire per un nuovo ciclo, si spera nuovamente e finalmente vincente per il biscione. Uomini dalla mentalità giusta, dal’esperienza innata e dalla personalità forte: Sylvinho rimarrebbe in qualità di secondo “tecnico” con Deki a fungere da collante tra campo e panchina. Come fu Mihjilovic non appena appese le scarpe al chiodo per 2 anni, proprio col Mancio: come fu Baresi con lo Special One: così sarà, si spera, Dejan Stankovic dall’anno venturo, quando di certo non rinnoverà il contratto in scadenza con l’Udinese, dove ha maturato una positiva esperienza accanto a Stramaccioni.