24.09.17, dopo Ricky c’è Danilo: Inter, messaggio arrivato!

Articolo di
25 settembre 2017, 12:00
San Siro Inter-Genoa

L’occhio del tifoso. Tifoso nerazzurro da quando sono nato, da 4 anni vivo a Milano e sono abbonato all’Inter. In questa rubrica provo a raccontare a voi lettori di “Inter-News.it” cosa accade in campo e sopratutto fuori in quei 90 e più minuti di gioco

MARAVILLA – La domenica pomeriggio del tifoso nerazzurro ha due momenti di estasi: uno all’inizio e l’altro alla fine. Si trovano ai due estremi, quasi come l’umore delle due tifoserie milanesi. Il primo sussulto arriva al minuto 91 di Sampdoria-Milan. Sono sul tram in direzione San Siro stadio e controllando Twitter leggo del raddoppio della Sampdoria siglato da una nostra vecchia conoscenza: Ricky Alvarez. Sorrido, avviso il mio amico che è con me e con lui tutti gli altri nerazzurri diretti allo stadio. Esultanza generale. La domenica è iniziata nel migliore dei modi.

PICCOLI NERAZZURRI CRESCONO – Poco prima, salendo sullo stesso tram, a farmi sorridere erano stati dei bambini. Già, perché quel tram era pieno di piccoli tifosi nerazzurri con la maglia dell’Inter pronti a vedere i propri idoli giocare. In loro, nei loro occhi soprattutto mi ci sono rivisto e in qualche modo avrei voluto dirgli: «Non mollate e abbiate pazienza. L’Inter arriva quando meno te lo aspetti».

EMOZIONI IN CALO – Arrivo sugli spalti. Nonostante il pareggio di Bologna c’è entusiasmo. Ci sono poco più di 50 mila spettatori e tanta voglia di rialzarsi. Il colpo d’occhio è impressionante, complice anche la coreografia organizzata dalla società (tutti i primi due anelli, ad esclusione della Curva Nord, colorano infatti San Siro di nerazzurro). Lo speaker annuncia le formazioni e l’urlo più forte questa volta è per Milan Skriniar. Tutto pronto. Si comincia e booom Ivan Perisic dopo neanche 30” sfiora il gol con una grandissima girata. Sembra il preludio a una domenica tranquilla, ma chi conosce l’Inter sa benissimo che una partita così deve essere sbloccata subito altrimenti il rischio di farsi male aumenta. E infatti i minuti passano e l’aggressività dei nerazzurri diminuisce. L’entusiasmo man mano di spegne; salvo qualche sporadica azione e un palo di Marcelo Brozovic sul finire di primo tempo che sembra voler suonare come sveglia per tutti. Terminano i primi 45′ tra qualche applauso e un pizzico di indifferenza.

FISCHI E APPLAUSI – Il match riparte sulla falsa riga del primo tempo. Questa volta il pubblico nerazzurro inizia però a rumoreggiare. Tanti gli errori e le imprecisioni. A essere preso di mira è Antonio Candreva. L’ex Lazio vive probabilmente il peggior momento da quando è all’Inter e quando viene sostituito al 60′ da Eder viene accolto da fischi e sopratutto un «Ooooh» di liberazione da parte della maggior parte dei tifosi. Il neo-entrato prova a dare la scossa, il pubblico prova a riscaldarsi, ma Mattia Perin è attento a dire di no. Al 72′ è il momento di Yann Karamoh. Il francese, all’esordio, subentra a un applaudito Borja Valero, ed è accolto a una volta da un timido boato di San Siro (Gabigol brucia ancora, ndr). L’Inter ci prova, ma guardandomi intorno vedo facce sconsolate e lo spettro delle ultime passate stagioni inizia ad entrare nella testa di qualcuno.

ESTASI – Karamoh entra bene in partita e sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo dei nerazzurri impegna Perin con una conclusione dalla distanza costringendolo a mettere il pallone sopra la traversa. Primi applausi convinti per il francese classe 1998 per quello che è il preludio al boato di qualche attimo dopo. Siamo all’87esimo e dalla bandierina si presenta Joao Mario: il portoghese mette in mezzo un gran pallone che Danilo D’Ambrosio mette dentro con un colpo di testa. San Siro impazzisce. Boato del pubblico nerazzurro che in un attimo scaccia via ogni incubo e vede riavvicinarsi un sogno. È il secondo momento di estasi. Arriva alla fine, dopo quasi 90′ di sofferenze. Arriva in pieno stile Inter.

MESSAGGIO CHIARO – Io non posso che ritornare a due ore prima e a quelle parole mancate ai piccoli tifosi nerazzurri. Ci ha pensato D’Ambrosio a dirgliele: «L’Inter è così. Ti fa soffrire e poi, quando meno te lo aspetti, arriva». L’Inter è arrivata, il suo messaggio pure.