Il 2014 interista in sei punti. L’analisi dei principali episodi

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31 dicembre 2014, 12:02
2014 Inter

Capodanno alle porte, tempo di bilanci e consuntivi per ognuno di noi. Si guarda all’anno appena trascorso e si ripensa a cosa è stato e, soprattutto, a cosa sarebbe potuto essere. E’ normale, lo facciamo da sempre e lo faremo ancora e ancora. Mi soffermerò sulle sensazioni che ogni interista deve aver provato durante questo 2014 non certo esaltante dal punto di vista sportivo. Ho evidenziato per argomenti i punti che mi sembrano avere segnato quest’annata particolare:

THOHIR – Si inizia l’anno con l’insediamento del nuovo presidente Erick Thohir. Uomo giovane, imprenditore di successo nel campo dell’editoria e dei media, viene dalla lontana Indonesia portando subito una visione molto orientata al business e poco al sentimentalismo. Per una tifoseria abituata a Massimo Moratti è un bel salto di livello. Si inizia a parlare più di Fair Play Finanziario e di budget che di colpi di testa e giocate entusiasmanti. Al posto del campo di gioco e delle tattiche, ci si concentra su progetti come lo stadio nuovo e il merchandising. A gennaio il primo intervento deciso del neo presidente sulla vicenda dello scambio Guarin – Vucinic: l’Inter interviene in scivolata impedendo l’affare dato già per concluso dalla dirigenza bianconera. Il presidente interista ascolta le rimostranze della tifoseria e annulla tutto. In estate il suo calciomercato “dirigenziale” si arricchisce di figure di primo piano come Michael Bolingbroke, Claire Lewis e Michael Williamson. I veri fuoriclasse vengono ingaggiati per ricoprire i ruoli chiave nella scala di comando nerazzurra. Uomini e donne con grande esperienza e capacità riconosciute universalmente vengono scelti per risanare l’Inter e dare una nuova immagine più internazionale.

MAZZARRI – Walter Mazzarri inizia il 2014 così come aveva finito il 2013. Nessun feeling con il popolo nerazzurro anche per via del suo carattere poco incline all’espansività. Ciò viene percepito dall’ambiente come una sorta di distacco dalle cose interiste e quindi non si creerà mai quell’empatia necessaria e sufficiente per un rapporto duraturo. Il gioco d’altronde latita e i risultati non arrivano. Si riesce ad acciuffare la qualificazione all’Europa League (al turno preliminare) solo alla penultima giornata dopo aver corso parecchi rischi. Manovra lenta e abulica, nessun cambio di passo convincente e poca reattività dei singoli sono i capi d’accusa mossi a Mazzarri che vanno avanti fino all’inevitabile esonero a novembre. Un’esperienza, quella del tecnico toscano, che è costata davvero parecchio in termini economici all’Inter. Un’operazione che andava gestita in maniera sicuramente differente sin dall’inizio. Per Mazzarri si tratta del primo esonero in carriera mentre per l’Inter non è la prima volta in cui si ricorre al cambio di allenatore a campionato in corso.

MANCINI – Al posto di Mazzarri arriva un idolo della “torcida” nerazzurra: Roberto Mancini. E’ un inaspettato ritorno dopo ben dieci anni dal suo esordio sulla panchina interista. Sono cambiate molte situazioni, la squadra non è più competitiva come una volta e non ci sono più giocatori di statura internazionale come nel 2004. Mancini accetta comunque la sfida ritenendola stimolante a questo punto della sua carriera. Dopo i successi in Inghilterra e Turchia, il tecnico jesino ritrova l’ambiente che lo ha lanciato nel calcio che conta. La tifoseria, come detto, è al settimo cielo, si sente parlare di interismo rinato, l’ambiente sembra galvanizzato. Ma i risultati sono, nel primo mese e mezzo, non all’altezza delle aspettative. Ci vorrà sicuramente del tempo, questo è ovvio. Mancini è un ottimo allenatore ma non si è mai trovato in una situazione come questa: squadra di buon livello da far crescere nel medio lungo periodo. Il tutto con un’esigenza impellente di risultati…non sarà facile far quadrare il cerchio.

IL CAPITANO E I SUOI AMICI – A maggio si consuma il ritiro dalla scena calcistica di uno dei più grandi campioni che abbia mai indossato la casacca dell’Inter: Javier Adelmar Zanetti, capitano dei record, uomo dal fisico d’acciaio e dalle mille partite, una leggenda dell’interismo moderno. Insieme a lui salutano il pubblico di San Siro Esteban Cambiasso, Walter Samuel e, soprattutto, Diego Milito, l’eroe del Triplete. E’ un addio triste, senza celebrazioni particolari e senza allegria vera. Un addio a giocatori ritenuti forse frettolosamente “bolliti” e “a fine carriera”. A parte Zanetti, infatti, gli altri tre stanno giocando ancora ad ottimi livelli. Cambiasso in Premier League, Samuel in Svizzera e Milito in Argentina dove ha appena condotto la sua squadra alla conquista del titolo. Era il caso di accantonarli così in fretta? Erano davvero loro una delle cause dello scarso rendimento dell’Inter? La storia recente sembrerebbe dire il contrario. Ci voleva maggiore sensibilità anche in questo caso da parte della società.

FAIR PLAY FINANZIARIO – Si tratta del nuovo spauracchio del tifoso interista. Tre termini che vengono ricordati ogni volta si affronti un discorso legato ad operazioni di mercato. L’UEFA di fatto ha bloccato gli acquisti dell’Inter per avere ripetutamente sforato i parametri “entrate/uscite” negli scorsi anni. La situazione è andata via via peggiorando e solo la riduzione degli emolumenti ai calciatori ha cercato di porre un argine all’emorragia finanziaria in corso. Ora si è costretti a lavorare con operazioni di prestito con diritto di riscatto per giocatori non di primo livello mentre si deve lottare (come nel caso di Medel) per portare a casa a titolo definitivo onesti professionisti che non fanno certo fare il salto di qualità. La sessione invernale di quest’anno cercherà, come spesso succede, di porre rimedio ad una campagna estiva condotta con il freno a mano tirato. In attesa delle sanzioni UEFA.

MORATTI – Massimo Moratti si dimette ufficialmente dalla carica di presidente onorario a fine ottobre in concomitanza con un’intervista di Mazzarri piuttosto sprezzante nei riguardi dell’ex patron. Moratti è stanco e si sente messo da parte dal nuovo che avanza. Sente di non essere più al centro di comando dell’Inter, la sua quota del 30% gli sembra una zavorra e niente più. Ha un sussulto di interismo nella vicenda che riporta Mancini sulla panchina interista. Suoi gli ultimi, forse decisivi, colloqui con il tecnico marchigiano, sue le ultime parole per spazzare via i dubbi dell’allenatore su un suo possibile ritorno a Milano. I tifosi sentono la mancanza di Moratti. Dopo quasi vent’anni anche chi lo ha criticato spesso ne sente la lontananza. Manca un presidente presente, un presidente che parli di calcio e non solo di business, un presidente “tifoso”. Uno dei motivi per cui l’Inter non sta bene finanziariamente è certamente dato dalla gestione “spendacciona” di Moratti in questi 20 anni. Però quella gestione e quel modo di interpretare il ruolo presidenziale mancano tremendamente alla tifoseria.

Dunque salutiamo il 2014 nerazzurro con un bilancio tutto sommato negativo. Un bilancio sportivo abbastanza carente, un consuntivo economico piuttosto deludente e una tifoseria onestamente inquieta. Il 2015 dovrà essere non tanto “l’anno zero” quanto l’anno del chiarimento. L’anno delle decisioni e dei tagli netti con il passato. L’anno, mi auguro, in cui i tifosi potranno davvero capire in quale direzione è orientata la nave Inter per i prossimi cinque anni. Ciò che resta sempre immutato è l’amore per questi colori, per questa maglia e per questa città che ospita da sempre la squadra nerazzurra. Che possa essere, quindi, l’anno della chiarezza e della decisione.

E’ un augurio sentito che faccio a noi tifosi nerazzurri!