10.09.17, Inter-SPAL: chiudiamo l’ombrello, ma teniamolo vicino

Articolo di
11 settembre 2017, 12:00
San Siro Inter

L’occhio del tifoso. Tifoso nerazzurro da quando sono nato, da 4 anni vivo a Milano e sono abbonato all’Inter. In questa rubrica provo a raccontare a voi lettori di “Inter-News.it” cosa accade in campo e sopratutto fuori in quei 90 e più minuti di gioco

ILLUSIONE OTTICA – Non fatevi ingannare dal cielo grigio e dalla pioggia scesa per quasi tutti i 90′ di gioco, il pranzo nerazzurro si chiude con un raggio di sole: i tifosi hanno chiamato, l’Inter di Luciano Spalletti ha risposto presente!

QUESTIONE DI POLI – L’ultima volta in cui sono entrato a San Siro era il 14 maggio 2017 (Inter-Sassuolo 1-2, ndr). Ore 14.30 circa, abbandonavo il mio seggiolino dopo aver assistito a una partita senza senso in cui squadra e pubblico erano ai due estremi. Morale a terra e tanta tanta voglia di vedere terminare una delle stagioni più oscene della storia nerazzurra. Oggi, quando alle 14.30 ho lasciato il mio nuovo seggiolino (meglio cambiare visti i risultati passati), l’ho fatto col sorriso. Con me l’hanno fatto gli altri 57234 spettatori (tifosi della SPAL compresi). Torniamo però indietro di qualche ora…

PREPARTITA – Ore 12. Supero i controlli, poi i tornelli. Rapida occhiata all’ingresso e via di corsa sui gradini. Attesa interminabile, poi la luce, il prato verde e uno stadio pronto ad accogliere la propria squadra. Mi siedo e aspetto; cosa vuoi che sia mezz’ora quando hai aspettato 4 mesi. È l’ora delle formazioni. Nell’ultima fase della scorsa stagione ho sentito arrivare solo fischi (meritati sia chiaro), oggi vedo fiducia. Mi lascio trascinare. Tre i nomi più urlati: Ivan Perisic, Mauro Icardi e Luciano Spalletti. A maggio l’unico boato è stato per Gabriel Barbosa. Le squadre sono pronte ad entrare in campo: San Siro è pronto. Tutto il primo anello più il secondo arancio espongono cartelloni nerazzurri sapientemente posizionati dalla società. Il cielo è meno grigio e in quel momento smetto finalmente di pensare allo scorso anno. Reset.

SPAL E VAR – La SPAL parte aggressiva. I 3 mila tifosi arrivati da Ferrara se ne accorgono e incitano i propri beniamini. Intorno a me ho qualche infiltrato: hanno più di 50 anni sicuramente, l’ultima volta che la propria squadra ha giocato in Seria A (1967/1968, ndr) erano bambini e per i loro occhi il tempo sembra essere tornato indietro. Il sogno è realtà. L’Inter però è sapiente (grazie Borja Valero). Aspetta, fa sfogare gli avversari e inizia a pungere. Il pubblico nerazzurro si riscalda, ma serve un gol per provare a costruire il nostro di sogno. Minuto numero 22, Francesco Vicari atterra Joao Mario al limite dell’area. Il direttore di gara non ha dubbi: fallo e calcio di punizione. I giocatori dell’Inter protestano, ma vengono allontanati. Entra in scena il VAR. Boato del pubblico nerazzurro. Passano i minuti, sui tabelloni compare la scritta VAR, tutti in trepida attesa come se fossimo al 24 dicembre. Attesa lunga si, ma bellissima. Sì, bellissima. Come il VAR. Aspetti, ma sai che quella che stanno prendendo è la decisione giusta. Il direttore di gara Gavilucci compie l’ormai noto gesto, corre a bordo campo e riguarda le immagini. Torna e indica il dischetto del rigore. Mauro Icardi prende il pallone, calcia e spiazza Alfred Gomis. 1-0 e nessuna partita falsata. Giusto così, bellissimo così.

CHIUSURA – La partita continua. SPAL che si dimostra essere una squadra interessante. Inter che però gestisce senza troppi affanni. Duplice fischio e giocatori negli spogliatoi. Nell’intervallo viene comunicato il numero ufficiale di spettatori presenti: boato e applauso di tutti (tifosi SPAL compresi). Ricomincia il match. Ospiti più aggressivi, tanti corner guadagnati, ma i nerazzurri resistono capitanati da un ottimo Milan(o) Skriniar (modifica del nome gentilmente concessa dal vicino di posto, ndr). Passano i minuti. Il match appare bloccato e al 77′ arriva la meritatissima standing ovation per Borja Valero. L’uomo giusto al momento giusto. Qualche attimo di terrore, poi il sospiro di sollievo all’87’ che scaccia via nubi (solo metaforicamente purtroppo) e porta il sorriso nei visi dei tifosi nerazzurri: azione sulla destra, verticalizzazione di Marcelo Brozovic per Mauro Icardi, deviazione palla a Danilo D’Ambrosio, cross dal fondo, Ivan Perisic si coordina perfettamente e col sinistro scaraventa il pallone in porta. 2 a 0. Game over.

SPIRAGLI – I minuti successivi sono accademia. Eder, appena entrato, sfiora il terzo gol. Il direttore di gara fischia la fine. Applausi per l’Inter. C’è fiducia nonostante tutto. C’è voglia di tornare a lottare per il vertice. Non sono stati mesi facili per noi tifosi nerazzurri, ma a parlare ora è il campo. 3 partite: 8 gol fatti, 1 subito. 9 punti e il capoccannoniere in squadra. È solo l’11 settembre e a Milano c’è qualche spiraglio di luce. Manteniamo la calma però. Il 14 maggio oggi sembra lontano, ma 35 partite sono tante e l’ombrello è meglio averlo vicino…