Inter-Juve, sfida per il bulletto dal gol facile: ecco Gabigol – CdS

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12 agosto 2016, 17:09
Gabigol

Gabriel Barbosa, per tutti Gabigol, è uno dei giovani talenti brasiliani più corteggiati dal calcio europeo: tra le pretendenti più forti e decise ci sono Inter e Juventus. Il “Corriere dello Sport” traccia un profilo molto interessante del classe 1996, predestinato fin dalle origini

ECCO PERCHÉ GABIGOL – “Scrivi: Santos. Pensi: Pelè. I tempi cambiano (Bob Dylan), il Brasile pure. Con calma, dunque. Però: Gabigol, al secolo Gabriel Barbosa, vent’anni il 30 agosto. In questi calcio che brucia tutto in fretta, è lui il dopo-Neymar (che di anni ne ha solo ventiquattro). Cresciuto nel Santos, come O’ Rei e O’ Ney, scoperto da Zito, leggenda del Brasile campione del mondo nel ‘58 e nel ‘62, battezzato Gabigol dopo oltre seicento reti nelle giovanili (segnava anche quando non giocava). Piede: mancino, mancinissimo. Vede il gol, sempre e comunque, soprattutto: ovunque, così spoglia la porta del portiere e la rende – ai suoi occhi – più larga. Come tutti i talenti ancora da sgrezzare, il ragazzo gioca dove lo porta il cuore. E dove lo mette il tecnico, Dorival Junior. Prima punta, trequartista, più spesso esterno largo a destra: partendo da lì può accentrarsi spostando la prospettiva del campo a colpi mancini”.

PREDESTINATO – “È nato in una favela di Sao Bernardo do Campo, Parque Seleta. A Sao Bernardo do Campo è cresciuto anche Lula, ex presidente della repubblica, ed è nato Thiago Motta, ex azzurro. A sedici anni e cinque mesi (prima di Neymar, ne aveva diciassette, ma dopo il quindicenne Pelè e addirittura il quattordicenne Coutinho) debutta contro il Flamengo, hai detto niente. Blindato da una clausola rescissoria di cinquanta milioni, un cartellino diviso in tre – Il 60% è del Santos, poi famiglia e fondo Doyen – chiude la prima stagione da pro con 11 presenze e 1 gol. L’anno dopo i gol sono ventuno: è capocannoniere della squadra. Con il Santos vince due titoli paulisti. Riassume tutta la frenesia del predestinato che sa di esserlo: atteggiamenti da bulletto, un paio di espulsioni sciocche, il ciuffo scolpito, la barba disegnata (maluccio), tatuaggi come se il tatuatore si fosse accanito su di lui. Però ha talento. E vede nudo. Ops, vede gol”.

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