Serena: “San Siro mette soggezione. Può lanciarti o ucciderti”

Articolo di
17 settembre 2016, 15:19
Aldo Serena

Anche l’ex attaccante di Inter e Milan Aldo Serena ha parlato delle difficoltà di giocare a San Siro all’edizione lombarda de “La Gazzetta dello Sport” sottolineando che l’ambiente dello storico stadio possa esaltarti ma anche crearti molti problemi.

UNA CREATURA A PARTE – «Sono arrivato all’Inter a 18 anni, nel 1978, senza essere mai stato in uno stadio di serie A. Ho visto San Siro per la prima volta in una notte d’estate. Rimasi abbagliato. Sembrava un’astronave immensa, piena di luci. Metteva soggezione. Poi, alla prima partita di campionato, mi ritrovai in tribuna: allora c’era la panchina corta e io non trovai posto. Ma sentendo lo speaker leggere i nomi capii ancora meglio che cosa significava San Siro. Quando lo speaker arrivò al numero 7, Scanziani, tutti cominciarono a fischiare. E io pensavo “ma che posto è questo, è la prima di campionato, ancora da giocare, e fischiano già?”. San Siro può essere il tuo trampolino di lancio o la tua tomba professionale. Serve coraggio per giocare a San Siro e non tutti ce la fanno. Certe situazioni sono complicate da sopportare. Lo stadio è una creatura a parte, è inanimata ma salta e vibra, è amorfa, fatta di calcestruzzo, eppure trasmette le emozioni di tutti. Quando esci dal tunnel e vedi quel muro di visi che ti guardano, è impressionante. Certi giocatori dicono che dal campo non si sente niente? Non è vero, e gli insulti sono i primi a farsi sentire. Ho smesso di giocare nel 1993 e la mancanza di San Siro per alcuni anni è stata quasi un malessere fisico. Il giro di campo per lo scudetto dell’89 me lo ricorderò sempre».

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