Ruben Sosa: “Amo l’Inter. E’ la mia squadra del cuore!”

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10 maggio 2015, 08:57
sosa

La “Gazzetta dello Sport” ha fatto una lunga chiacchierata con Ruben Sosa alla vigilia della sfida che vedrà opposte Lazio e Inter, le due squadre in cui Sosa ha militato nella sua esperienza italiana. Ricordi ed episodi divertenti riportati da Matteo Dalla Vite:

INTER – «L’Inter per me è la squadra del cuore. E’ aver segnato tanti goal ed è sentimento. Ed è, inoltre, il club con il quale vorrei lavorare in futuro, che sia per Inter Forever o per la mia scuola calcio a Montevideo», inizia Sosa.

ARRIVO ALL’INTER – «All’epoca del mio arrivo all’Inter la moglie del presidente Pellegrini faceva la perizia calligrafica ad ogni nuovo arrivato. Un giorno mi fece fare un autografo apposta per studiarlo e ne emerse una scarsa voglia di giocare a calcio. Allora mi presentai da Pellegrini, insieme a Paco Casal mio agente dell’epoca, e gli dissi: “Presidente, io firmo in bianco: se faccio 20 goal mi da quello che chiedo, altrimenti mette lei la cifra”. Alla fine feci 24 goal», sorride Sosa.

PROBLEMI INTER – «Vedo sempre le partite dell’Inter a Montevideo. Mancini è bravissimo e ci sono giocatori che sanno essere determinanti ma l’impressione è che ognuno aspetti la scintilla degli altri oppure che qualche altro compagno risolva la partita. Bisogna creare, invece, la scintilla di gruppo»

ICARDI – «Mi piace molto Icardi. Un bel centravanti che sa lavorare anche per la squadra ma a cui la squadra dovrebbe servire più palloni. Dovrebbe, secondo me, esultare con più gioia perchè il calcio è anche allegria. Mi ricorda un po’ Bergkamp che quando segnava non esultava: perchè?», domanda Sosa.

SHAQIRI – «Shaqiri è il più indicato per fare delle magie ma tutti devono lavorare con lui. E’ una squadra che ha valori importanti e credo non tarderà ad entrare nel cuore dei tifosi».

PRONOSTICO – «Ho appena visto l’ultimo allenamento: se ci mettono la stessa carica finisce 3 a 0 per l’Inter. La squadra deve vedere questa gara come una finale, solo così», conclude Ruben Sosa.

 

 

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