Pochi trofei, tanti campioni: l’Inter degli anni ‘90

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8 maggio 2015, 22:28
Inter

L’Inter si affaccia agli anni Novanta da Campione d’Italia, forte dello scudetto vinto stracciando tutti i record di punti. La squadra allenata da Giovanni Trapattoni mette insieme 26 vittorie e 6 pareggi, perdendo in sole due occasioni, e termina il campionato con 11 punti di vantaggio (se le vittorie fossero valse tre punti sarebbero stati 19) sulla seconda in classifica, ovvero il Napoli di Maradona. Per la Beneamata miglior attacco e miglior difesa del torneo, con la ciliegina sulla torta del capocannoniere: Aldo Serena si laureerà miglior marcatore con 22 reti realizzate.

Aldo Serena

Col cambio di decennio le cose sembrano però cambiare e nel campionato successivo l’Inter non va oltre il terzo posto. Inizia cosi un periodo avaro di soddisfazioni per i tifosi nerazzurri, che potranno festeggiare solo le tre vittorie in Coppa UEFA nel 1990-1991, 1993-1994 e 1997-1998. Nonostante i pochi trofei aggiunti alla comunque ricca bacheca, a San Siro si alternano ugualmente grandissimi campioni, che ancora oggi sono tra i più amati della storia interista. Ricordiamo insieme alcuni dei più forti giocatori che hanno indossato la prestigiosa casacca nerazzurra nel corso dei “Nineties”.

Simbolo del passaggio dell’Inter nel nuovo decennio è uno dei top player storici del calcio mondiale, ovvero Lothar Matthaus, il fortissimo centrocampista protagonista dello scudetto dei record ricordato in precedenza. Dotato di grande carisma e doti tecniche superiori alla norma, il tedesco è stato per anni un punto di riferimento nel club dell’allora presidente Pellegrini. Con la maglia del biscione vince anche una Super Coppa Italiana e una Coppa UEFA, oltre al titolo individuale più ambito: il Pallone d’Oro. Negli anni all’Inter si laurea anche Campione del Mondo con la sua nazionale, proprio nel Mondiale svoltosi in terra italiana nel 1990. Nelle sue quattro stagioni in Serie A, Matthaus metterà insieme 115 presenze condite da 40 gol.

Passando da un Pallone d’Oro a un altro, nel 1997 arriva un giovane attaccante brasiliano che nel campionato spagnolo sta facendo sfracelli: il suo nome è Luis Nazario de Lima Ronaldo. Il presidente Massimo Moratti vuole ripercorrere le orme di papà Angelo e per tornare ai fasti dell’Inter di Facchetti e Mazzola decide di investire 50 miliardi di lire per strappare “Il Fenomeno” al Barcellona. Le doti del brasiliano sono subito evidenti e i difensori rimangono imbambolati davanti ai suoi doppi passi e alle sue giocate sopraffine, che insieme a velocità e forza fisica ne fanno un attaccante imprendibile. Al suo primo anno segna 25 reti in campionato, vince la Coppa UEFA segnando in finale contro la Lazio e per lui arriva anche il trofeo di France Football. La sua avventura all’Inter però è segnata dagli infortuni, che ne segnano il rendimento in maniera importante e lo costringono spesso a lunghi periodi fuori dal campo. Forse è proprio nei giorni trascorsi lontano dal pallone che Ronaldo ha avuto modo di appassionarsi a un altro gioco molto popolare: il poker. Infatti il campione brasiliano ha dimostrato una certa bravura anche al tavolo verde ed è diventato testimonial del noto brand PokerStars. Dopo l’addio all’Inter, Ronaldo ha giocato per Real Madrid, Milan e Corinthians, prima di diventare proprietario di una squadra di seconda divisione del MSL.

ronaldo

Ma se Ronaldo aveva il compito di segnare, qualcun altro aveva come missione quella di difendere i pali: Gianluca Pagliuca è stato l’estremo difensore interista per ben cinque stagioni ed è sempre ricordato con affetto dai tifosi meneghini. Acquistato dalla Sampdoria per sostituire un’altra icona nerazzurra come Walter Zenga, che nello stesso affare fu ceduto proprio ai blucerchiati insieme a Ferri, Pagliuca è arrivato per ben due volte in finale di Coppa UEFA ed è stato protagonista della cavalcata nerazzurra del 97-98, stagione celebre per il famoso rigore negato per il fallo di Iuliano su Ronaldo. In campionato il portiere nato a Bologna ha giocato 165 partite subendo 166 reti, uno score di tutto rispetto. Alla fine il portierone nerazzurro e della Nazionale, titolare in occasione sia di USA ’94 che di Francia ’98, fa ritorno nella sua città natale e continua a giocare fino a 40 anni, vestendo per ultima la maglia dell’Ascoli.

Pagliuca

Croce e delizia per moltissimi sostenitori, nel corso dell’ultimo decennio del secolo scorso ha deliziato la platea nerazzurra grazie al suo piede sinistro, da cui il soprannome: Alvaro “El Chino” Recoba è stato probabilmente il campione più amato per almeno un tifoso, ovvero il presidente Moratti. Prelevato per 7 miliardi dal Nacional, nel suo primo anno all’Inter segna tre reti, di cui un paio sotto forma di bolide dalla distanza contro il Brescia. L’anno successivo viene mandato in prestito al Venezia e in laguna il talento uruguagio trova la sua dimensione, segnando 10 reti e fornendo numerosi assist al compagno di reparto Filippo Maniero. Moratti lo riporta alla base e gli propone un contratto faraonico, che Recoba non sempre dimostra di meritare, visto che alterna lampi di classe cristallina a prestazioni mediocri. Nonostante tutto però, El Chino resta sempre uno dei giocatori più apprezzati degli anni ’90.

Recoba

Per chiudere parliamo di quello che è di diritto il più amato tra i giocatori dell’Inter del recente passato, ovvero Javier Zanetti. Il “Capitano” sbarca sotto la Madonnina nel 1995: l’argentino arriva in punta di piedi e benché dimostri subito umiltà e modi da bravo ragazzo, in campo Zanetti è molto grintoso e diventa subito un punto di riferimento per gli allenatori che si succedono in panchina. “El Tractor” macina chilometri sulla fascia e le sue discese palla al piede infiammano la Milano nerazzurra, che vede nel giovane Zanetti un possibile campione del futuro. Arrivano le prime soddisfazioni in Coppa UEFA e con Marcello Lippi in panchina, a 26 anni, Zanetti indossa per la prima volta la fascia da capitano. “Pupi” continuerà a giocare per l’Inter per altre quindici stagioni, tutte vissute da leader assoluto e nuova bandiera del club, al pari del suo mentore Facchetti. Vincerà il Triplete con Mourinho ed è il simbolo del riscatto nerazzurro dopo i tanti, troppi, anni di delusioni.

Zanetti

La fascia di Zanetti è ora al braccio di Andrea Ranocchia e speriamo che il difensore riesca, proprio come l’argentino, a vivere stagioni trionfanti dopo un periodo di magra come quello attuale.