Pagliuca: “Ronaldo ciondolava in allenamento ma in partita…”

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22 settembre 2016, 14:03
Ronaldo

Gianluca Pagliuca, intervistato dal sito di Gianluca Di Marzio, ha parlato di Ronaldo ricordando le due stagioni passate insieme all’Inter tra il 1997 e il 1999 che videro i nerazzurri, sotto la guida di Gigi Simoni, conquistare una Coppa UEFA e sfiorare lo Scudetto.

IL MIGLIORE – «Nei due anni in cui siamo stati compagni di squadra, lui ha sempre voluto festeggiare il suo compleanno insieme a noi. Una volta, dopo una partita, ci ha portato tutti fuori cena in un ristorante… brasiliano. Ho giocato con tanti campioni però lui aveva qualcosa in più rispetto a tutti gli altri: sicuramente il più forte. Mischiava tecnica e velocità, faceva il movimento più rapido e ti fregava. Era quello che faceva la differenza. In allenamento? Non si sacrificava molto. Ciondolava. E Simoni si arrabbiava. Io, Bergomi e Simeone cercavamo di spronarlo ‘dai porca…’ ma lui era così. Poi però in partitella andava ai mille allora e non lo vedevi nemmeno. Immaginati la sessione di tiri classica. Ecco, lui alle volte mi faceva lo scavino oppure il pallonetto. Mi prendeva in giro. Ma anche io l’ho fregato alcune volte! C’è sempre stato un ottimo rapporto tra noi, gran bei momenti. La Coppa UEFA? Il nostro punto più alto. Ricordo quella sera come se fosse ieri, quando abbiamo festeggiato lungo gli Champs Elysées. Sarebbe potuto arrivare anche qualcosa in più come lo scudetto. Il momento più delicato è stato quando è tornato dal Mondiale in Francia. Barcollava. Aveva male alle ginocchia, era quello il suo problema. Non mentale come dicono alcuni. Ronnie soffriva per il dolore fisico alle sue ginocchia. Quell’anno ha giocato poco con noi, proprio per onor di firma perché il dolore lo condizionava».

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Riccardo Melis

Riccardo Melis

Riccardo Melis (Cagliari, 1990), studente universitario quasi laureato (si spera) in Scienze della Comunicazione; adora leggere, parlare e sopratutto scrivere di calcio e cinema. Tifoso dell’Inter da quando aveva otto anni, ha superato brillantemente i suoi primi anni di tifo, più neri che azzurri, senza che la sua fede verso questi colori fosse scalfita di una virgola.