Gli ex Inter raccontano Bonucci: dall’arrivo alla discoteca – GdS

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13 ottobre 2017, 11:48
Bonucci

Leonardo Bonucci, ex giocatore della Juventus e ora capitano del Milan, ha iniziato la sua carriera nella Primavera dell’Inter dove ha vinto anche un campionato. Alcuni racconti sul centrale rossoneri sono arrivati dai protagonisti di quella squadra intervistati dalla “Gazzetta dello Sport”

QUASI PER CASO – «Torneo ad Abu Dhabi. L’Inter cerca un portiere del 1987 e nella Viterbese gioca Goletti, il cugino di Leonardo. Lo prendono, allora noi convinciamo Beppe Baresi a portare anche Bonucci. Lui accetta, alla fine l’Inter firma per un prestito gratuito con riscatto a 40mila euro». La storia di Leonardo Bonucci a Milano comincia così, non col Milan ma con l’Inter. Vederlo ora con quella maglia dà strane sensazioni. Il racconto è di Sergio Innocenti, l’osservatore nerazzurro che lo segnalò.

POTENZIALI TALENTI – Paolo Tornaghi era il portiere di quella Primavaera: «Al tempo avrei detto che sarebbero arrivati in alto Balo, Bolzoni, Ribas e Biabiany. Leo all’inizio ha fatto un po’ di panchina a Mei, un ‘89, però voleva arrivare, era sempre concentrato. È stata la sua arma, non aveva grandi doti atletiche ma ha imparato tanto».

LEADER – Bonucci era un leader già da giovane e una conferma arriva dall’allenatore Vincenzo Esposito: «Avevo un gruppetto di esperti che consultavo. Fautario, Bonucci, Figliomeni, Tornaghi. Prima della finale la società ci ha chiesto se volevamo Andreolli, un ‘86 come rinforzo. Hanno risposto che erano arrivati fin lì da soli, se la volevano giocare. Due ore prima della partita qualcuno ha visto Balotelli che mangiava un gelato enorme, contro tutte le regole. Li ho chiamati: “Secondo voi devo tenerlo fuori?”. Hanno deciso di lasciar perdere. Leo non aveva rapidità nel breve ma è stato esigente con se stesso e intelligente: bravo».

DISCOTECA – L’ultimo ricordo arriva da Giuseppe Figliomeni, compagno di stanza di Bonucci all’epoca e ora al Foggia: «Io, lui e qualche altro rompevamo le scatole a Balo, che usava un cappellino rosa col teschio invece di quello nerazzurro. Noi: “Mario, hai rotto”. Lui: “Non importa, pago la multa”. Una volta, era domenica, io e Leo volevamo andare a ballare e Mario insisteva: “Vengo anch’io”. Ovviamente non poteva, era minorenne. Ho convinto Leo a portarlo e lui, serio: “Mario, se ci beccano ti ammazzo”». Li hanno beccati.