Frey: “Io all’Inter, fra Ronaldo, Lippi e l’incubo di quel derby…”

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5 dicembre 2015, 15:51
Frey

In un’interessante intervista rilasciata oggi al “Corriere dello Sport” Sebastien Frey è tornato a parlare della sua esperienza all’Inter. Il portiere francese giunse in Italia giovanissimo proprio grazie ai nerazzurri, che videro in lui una grande promessa, ma, dopo varie esperienze in prestito e un’annata sfortunata a Milano, le strade fra i due si divisero

MORATTI – Le oltre 400 partite in serie A, che lo rendono il terzo straniero più presente nel nostro campionato dietro a Javier Zanetti e Josè Altafini, testimoniano la sua lunga militanza nel nostro campionato. Nell’Inter però Sebastien Frey non riuscì a esprimere il suo talento e oggi, al “Corriere dello Sport”, ricorda i tempi vissuti a Milano, a partire dal suo arrivo nella società all’epoca di Massimo Moratti:
«Mi volevano il Marsiglia e il Bologna. Ma andai a vedere una partita di Uefa dell’Inter contro lo Strasburgo. Allora il calcio estero non lo vedevi tanto in tivù, in Francia conoscevamo soltanto la Juve di Platini. Per me lo stadio erano cinquemila persone, poco più. Quella sera San Siro era pieno, Moratti mi regalò un cappotto, ce l’ho ancora nell’armadio. Poi andai negli spogliatoi e mi presentarono Djorkaeff, Cauet, Taribo West. Vidi passare Ronaldo a un metro da me

RONALDO – C’è spazio anche per un accenno nostalgico a un grande campione interista:
«Le generazioni di oggi non sanno cosa si sono perse. Dici Ronaldo e pensano a Cristiano. Non sanno che cosa è stato Ronaldo quello vero. Quella sera dissi al mio procuratore: io voglio venire qui, in questa squadra.»

L’INTER – Il portiere ricorda poi l’ambientamento a Milano, rivelando l’atmosfera che si respirava in quell’Inter:
«A Marsiglia sarei stato praticamente a casa, avrei fatto meno fatica. Ma così sono diventato adulto in fretta. E’ stato difficile, mi hanno aiutato soprattutto quelli che parlavano francese, Cauet è stato un altro padre per me, anche Taribo West nella sua pazzia ha dato un contributo. Mi costrinsi a imparare l’italiano alla svelta. E l’Inter allora era una famiglia. Non voglio dire che trattassero Frey come Ronaldo, ma a livello umano eravamo tutti uguali. Oggi questo si è perso. Il primo anno mi allenavo e continuavo a guardare Ronaldo e Baggio. Potevo anche andare in porta con gli occhialini per il 3d e il popcorn, come al cinema.»

LIPPI – Dopo essere stato mandato in prestito, Frey venne richiamato all’Inter, allenato da Marcello Lippi:
«Non mi arrivavano grandi segnali. Un giorno mi chiamò la Lazio e io rilasciai un’intervista: se non mi vuole l’Inter andrò alla Lazio. Poi andai a trovare i miei nonni. Stavo parcheggiando e sentii squillare il telefono. Era Lippi. Bisogna capire, Lippi. Io ero soltanto Frey. Mi chiama e mi fa: perché hai detto quelle cose? E io: perché non mi fermo, non torno a fare il secondo. Lui non si arrabbiò neanche: mi disse di stare tranquillo, che sarei stato il titolare dell’Inter. Non sapevo più cosa dire. Mantenne la parola. Marcello è così: un toscano senza filtri, in questo mondo siamo in pochi. Proprio per questo dopo la sconfitta di Reggio Calabria disse che avrebbe preso i giocatori a calci nel culo. Lì si ruppe qualcosa, e lui pagò col posto.»

DERBY – Infine il ricordo della serata più buia: il derby perso per 6 a 0, simile a un incubo a occhi aperti:
«La stagione finì malissimo. Il derby perso sei a zero è stata una delle serate più lunghe della mia vita. Continuavo a pensare: perché io? Perché proprio a me? Il Milan sembrava posseduto, noi paralizzati. E da lì alla fine del campionato fu un incubo.»