Cuper fa 60 anni: auguri al precursore dell’Inter vincente!

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16 novembre 2015, 16:57
cuper

Per molti interisti è considerato l’allenatore perdente per eccellenza della storia nerazzurra: giudizio ingiusto e affrettato. In questa data così importante, che segna i suoi primi 60 anni di vita, ecco il mio ricordo per Hector Raul Cuper: il precursore degli ultimi successi dell’Inter!

60 ANNI FA, MA ANCHE 12 – Chabas, 16 novembre 1955: non un luogo e una data qualsiasi. In Argentina nasce Hector Raul Cuper. L’attuale Commissario Tecnico dell’Egitto possiede un curriculum di tutto rispetto, caratterizzato da due importanti stagioni alla guida dell’Inter, che l’ha esonerato all’inizio della terza – il 19 ottobre 2003 -, in seguito a un goffo pareggio esterno contro il Brescia. Dall’estate 2001 all’autunno 2003 sono tanti i ricordi nerazzurri per e grazie all’Hombre Vertical, che come spesso avvenuto nella sua sfortunata carriera, ha portato a casa più delusioni last minute che trofei. A parte la fugace – quanto necessaria -, trasferta moscovita di Corrado Verdelli, l’arrivo di Alberto Zaccheroni sulla panchina dell’Inter è solo stato il traino in attesa di ufficializzare Roberto Mancini. Curiosità: Zaccheroni era sulla panchina della Lazio nel giorno più triste del passato nerazzurro di Cuper, l’ha sostituito una volta esonerato e si è fatto da parte quando Mancini, che aveva preso il suo posto in bianconceleste, ha detto si a Massimo Moratti. Dettagli storici che sottolineano ancor di più la beffa vissuta da Cuper, che è sempre sembrato l’uomo giusto al momento sbagliato. L’allenatore che fa trenta, ma non trentuno. Il vincente mancato, ma perdente sbeffeggiato. Il simbolo di un momento buio. Di un periodo umiliante. Di una squadra perdente. Di un’Inter che, a detta di alcuni, anziché essere una Grande Inter come quella dell’allenatore argentino per eccellenza, Helenio Herrera… era una Mini Cuper. Tutto vero, tutto falso. Tutto Cuper. Era l’Inter di Cuper: non la più forte in Italia, ma sempre al vertice nonostante arbitraggi “particolari”. Non la più bella in Europa, ma capace di stroncare i sogni europei delle varie big. Poi, precisa come il canone Rai a inizio anno, arriva la sconfitta che fa sprofondare nell’oblio l’argentino e la sua squadra: anzi no, direttamente all’inferno. Ancora offeso, sbeffeggiato, umiliato oltre il necessario. Verrà ricordato come un fallito, in realtà c’è Cuper nei successi delle Inter successive: ha messo le basi, le fondamenta. L’Inter prima di lui era zero, l’ha trasformata in squadra e le ha dato un’anima. Pura. E ha (quasi) sempre avuto ragione lui, anche quando si è creato un disguido con Ronaldo, il “Fenomeno”. Certo, non sapremo mai qual è il ruolo adatto per Alvaro Recoba, ma Cuper era ed è anche questo. Un grande. Un genio. Un innovatore, nel senso meno estetico possibile. Fedele al suo 4-4-2 lineare, ai suoi esterni di centrocampo, alla sua mentalità… verticale. Grazie di tutto, nonostante tutto. E grazie ancora.

TRE DATE STORICHE – Tornando al periodo nerazzurro di Cuper, ci sono tre date da ricordare in particolar modo. Ce ne sarebbero molte di più (come dimenticare la serata dei “Leoni di Highbury”?), ma sono principalmente tre le partite che fanno capire quanto di buono ha fatto il tecnico argentino alla guida dell’Inter… e quanto avrebbe potuto fare, se il finale fosse stato opposto alla realtà che si è concretizzata in ognuno di quei 90′. Eccole in ordine cronologico: 1. l’11 aprile 2002: l’Inter è pronta a ribaltare la sconfitta dell’andata contro il fortissimo Feyenoord di inizio secolo (per dire, il giovane Robin van Persie era tra i meno pericolosi nella rosa biancorossa), ma la rimonta si conclude con un 2-2 last minute che non basta all’Inter versione europea, ovvero composta da una buona fetta di riserve e di Primavera. Alla fine sarà un autogol di Ivan Cordoba a decretare l’uscita dei nerazzurri dalla Coppa UEFA, emulando i cugini del Milan, umiliati contro il Borussia Dortmund. Sarebbe stato il grande ritorno dell’Inter in una finale europea, alla ricerca del quarto successo dopo quello del 1998 firmato Luigi Simoni: un’Inter sul secondo tetto più alto d’Europa, ma qualcosa andò storto; 2. il 5 maggio 2002: l’Inter ha l’occasione di festeggiare il quattordicesimo Scudetto della sua storia, dopo un campionato vissuto meritatamente al vertice nonostante infortuni di un certo peso (Ronaldo e Christian Vieri su tutti) e una concorrenza che partiva favorita sulla carta e sul campo. Ultimo ostacolo? La Lazio del già citato Zaccheroni, che si impone 4-2 in rimonta grazie all’assurda prestazione di Karel Poborsky. Bisognerà aspettare altri quattro anni (in seguito allo scoppio di “Calciopoli”) per cucire il tricolore sulle maglie dell’Inter, con Mancini in panchina, bravo a ottimizzare il lavoro fatto da Cuper nel biennio precedente al suo arrivo; 3. il 13 maggio 2003: l’Inter saluta la Champions League uscendo con un doppio pareggio milanese contro il Milan, che vola verso finale la finale tutta italiana di Manchester – insieme alla Juventus -, grazie alla regola del gol “in trasferta”. Inutile la rete del giovanissimo Obafemi Martins, lanciato proprio da Cuper nel calcio che conta. Inutile il forcing finale, dove Mohamed Kallon impatta contro Christian Abbiati. Sarebbe stata una finale tanto inaspettata quanto meritata, e chissà. Poi c’è voluto José Mourinho nel 2010, ma le basi le aveva messe ancora Cuper. Qualcuno lo nega? In tanti. Importa poco, le parole di Javier Zanetti hanno sicuramente più valore delle mie e la stima nei confronti del tecnico argentino va al di là della nazionalità. Tre date che avrebbero cambiato la storia di Cuper. La storia dell’Inter. La storia del calcio, in Italia e in Europa. Un vero peccato, ma a volte deve andare così… e Cuper lo sa bene. Come lo sanno bene i tifosi dell’Inter, che hanno saputo andare avanti nonostante le scottanti delusioni vissute.

AUGURI HOMBRE – E arriviamo al 16 novembre 2015: oggi Cuper compie 60 anni. I primi sessanta di una vita passata in campo e in panchina, a livelli più o meno alti. Già bandiera del modesto Ferro Carril Oeste, in cui è cresciuto, il difensore Cuper dopo un breve periodo nell’Independiente Rivadavia, ha vestito anche la maglia dell’Huracan, con la quale ha chiuso la sua carriera da calciatore e ha iniziato quella da allenatore. Dall’Argentina (Lanus) alla Spagna (Maiorca), dove il Valencia lo accoglie e diventa grande con lui. Poi appunto l’Inter e ancora Spagna-Italia: Maiorca, Betis Siviglia e Parma, dove viene esonerato a 90′ dalla Serie B… e dall’ultimo Scudetto nerazzurro di Mancini. Inizia poi un giro più vasto, tra nazionali e club: Georgia, Aris Salonicco, Racing Santander, Orduspor, Al-Wasl e appunto l’Egitto. E chissà se qui, con Mohamed Salah uomo di punta, Cuper non riesca a togliersi finalmente qualche soddisfazione vera. E perché no, magari abbandonerà definitivamente il suo amato 4-4-2 lineare per passare al 4-3-2-1: no, non ad Albero di Natale… ma a Piramide di Cheope! O di Cuper. A nome della Redazione di Inter-News.it, vorrei dire ancora una volta grazie a questo allenatore e a quest’uomo, che avrebbe meritato ben altre fortune con i nostri colori. E non solo. Un augurio che si trasforma, by-passando il compleanno e i sessant’anni, per finire nuovamente in panchina: auguri per i prossimi obiettivi, i prossimi successi, il prosieguo della carriera. E della vita, ovviamente, visto che anche altre polemiche extra-calcistiche hanno provato a scalfire il personaggio Cuper. Auguri Hombre, sempre più Vertical!