Burgnich: “Inter? 12 anni meravigliosi. Picchi capo! Herrera…”

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13 gennaio 2018, 15:54

Tarcisio Burgnich è stato intervistato da Walter Veltroni sull’edizione odierna del “Corriere dello Sport”: l’ex difensore nerazzurro parla del suo passato alla Juventus e all’Inter, del suo rapporto con Giacinto Facchetti e dei metodi di Helenio Herrera. Di seguito le sue dichiarazioni

PASSATOTarcisio Burgnich parla del suo passato alla Juventus: «Che cosa non funzionò alla Juve? Allora non comandava l’allenatore, comandavano i giocatori anziani. E loro erano legati a un calciatore che conoscevano, un terzino che aveva giocato con loro . E spinsero perché tornasse lui. Di conseguenza andai via io, a Palermo». Poi dal Palermo all’Inter di Helenio Herrera: «Ho avuto un momento di paura perché con il Palermo andammo a New York a fare una tournée e mi sono fatto male al ginocchio. Proprio in quel periodo è venuta la proposta del’Inter. Ho avuto paura che rinunciassero per questo infortunio. Sono andato preoccupato all’Inter. Invece in nerazzurro ho vissuto dodici anni meravigliosi. Herrera mi ha dato l’indirizzo giusto per combattere in ogni partita, era uno che ti stimolava molto. Magari non era un grosso tecnico ma come tattico era bravo. Una volta con il Benfica Simoes mi ha fatto gol e lui mi ha detto “Ma perché? Dove era lei?”. Gli dissi “Guardi io ho scambiato il ruolo con Bruno Bolchi perché lui ha preso Simoes e io ho preso l’altro”. Mi guardò male: “No Burgnich, no. Lei deve andare anche al gabinetto con questo Simoes, non lo deve lasciare mai”».

LEGAMI – L’ex difensore nerazzurro parla poi dei tanto discussi metodi del Mago e del suo legame con Giacinto Facchetti: «La storia delle pilloline prima delle partite? Sì, lui dava l’aspirina. Probabilmente era un prodotto che stimolava un po’ l’aggressività. Come mi trovavo con Facchetti? In definitiva sono stato di più in camera con Facchetti che con mia moglie. Si andava in ritiro il venerdì mattina quando c’erano le coppe, poi si dormiva insieme, sia all’Inter che in Nazionale. Ci volevamo bene». Chi era il capo vero dello spogliatoio di quell’Inter? Era Picchi. Aveva personalità, tanto è vero che il Mago non lo amava molto. La vittoria che ricordo con più piacere? Battere il Real Madrid nel ’64 a Vienna, in Coppa dei Campioni. Era una squadra leggendaria, sembrava imbattibile. L’abbiamo battuta».

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