Berti: “Portai Ince all’Inter con l’8! Non parlavo con i milanisti”

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19 aprile 2017, 23:23
Berti

Nicola Berti – ex centrocampista dell’Inter -, protagonista di “Memorabilia” su Inter Channel, racconta il suo passato nerazzurro fatto di tanti curiosi aneddoti che spaziano dai derby degli anni ’90 al rapporto con alcuni illustri compagni come Ince e Ronaldo. Ecco quanto riportato dal sito ufficiale dell’Inter

INTER E ARIA DI DERBY – Fa capire perché è da sempre il beniamino dei tifosi Nicola Berti: «Il primo gol contro l’Inter? Un gol bellissimo partendo da metà campo con pallonetto a Zenga. Lì forse qualcuno si è segnato il mio nome, anche se avevo già fatto una buona stagione e con un cambio di ruolo. Arrivato all’Inter vincemmo subito lo Scudetto dei Record, una scalata magnifica al campionato. In realtà non cominciai benissimo, ma feci due gol contro Sampdoria e Roma nelle prime giornate e presi fiducia, c’era un legame speciale con la gente dell’Inter. Il primo gol nel derby è bellissimo, poi sotto la curva del Milan. Anticipai Serena e sullo slancio andai a esultare e a fare un piccolo saluto. Dei derby ho grandi ricordi: una volta ci si riscaldava in una piccola palestra tutti insieme e non in campo. Erano i miei momenti, io vedevo quelli del Milan grandi e grossi e tiravo apposta delle pallonate da una parte all’altra verso Gullit, Baresi… Il derby era pazzesco, c’era rivalità. Prima non ci si parlava assolutamente, io con Maldini ho fatto le Nazionali dall’Under 17 alla maggiore, ma per anni non ci siamo parlati a Milano».

RETROSCENA NERAZZURRI – «Il mio numero era il numero 8, lo cedetti per gentilezza a Ince quando venne all’Inter al termine di una cena a casa mia in cui lo convinsi definitivamente a venire in nerazzurro. Gli cedetti il numero con affetto. La vittoria in Coppa UEFA nel 1991? Emozione straordinaria. All’Olimpico non facemmo una partita straordinaria, ma il pubblico era straordinario. Erano anni in cui c’erano grandissimi campioni nel campionato italiano. Il Real Madrid ad esempio allora non aveva i nomi che giocavano in Italia. Prima della vittoria a Vienna eravamo in un hotel vicino alla stazione. La mattina sento “E facci un gol…”. Pensavo di sognare, invece tutti i tifosi erano lì sotto a cantare il mio coro e mi sono svegliato con questa emozione incredibile che poi ho trasferito in campo. Nell’ultimo anno ho giocato con Ronaldo, un giocatore così non l’ho mai visto. Abbinava potenza e tecnica alla velocità, io lo vedevo fare certi numeri dalla panchina per cui mi alzavo ad applaudirlo come un tifoso».

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