Bergomi: “Inter nel destino! Rigiocherei 2 partite. Zanetti…”

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21 novembre 2016, 22:04
Bergomi

Giuseppe Bergomi è l’ospite di “Memorabilia”, trasmissione in onda su “Inter Channel”: l’ex capitano dell’Inter ricorda la sua lunga esperienza in nerazzurro, durante la quale ha avuto il piacere di giocare con grandissimi campioni. Di seguito le sue parole, riportate dal sito ufficiale della società

ESORDIO E GRANDI CAMPIONI – «Nella mia carriera ho provato un po’ tutto, 20 anni di Inter fino all’esperienza con la Nazionale, da allenatore nel Settore Giovanile sino a diventare commentatore televisivo. Ho iniziato a giocare nel campo di Rogoredo prima di approdare nelle giovanili dell’Inter. Ricordo l’esordio con la maglia nerazzurra in Coppa Italia contro la Juventus, anche se le partite con il Real Madrid sono quelle che hanno caratterizzato la prima parte della mia carriera, dalla semifinale di Coppa dei Campioni fino alle semifinali di Coppa Uefa. Nel 1982 ho avuto la fortuna di giocare la finale del mondiale, quando vinci quel trofeo a 18 anni hai raggiunto il massimo traguardo della carriera. Quando ho iniziato nell’Inter c’era solo uno straniero, poi col passare degli anni, il numero è aumentato fino ad arrivare all’Inter guidata dai tedeschi. In quel periodo tutti i gradi campioni giocavano nel nostro paese, a Udine c’era Zico, a Napoli Maradona. Ogni domenica dovevamo affrontare giocatori come Van Basten, Gullit, Mancini e Vialli». L’Inter inizia a diventare grande grazie a tre ragazzi cresciuti nel Settore Giovanile: «Io sono stato il primo ad arrivare, poi arrivò Zenga e successivamente Riccardo Ferri, reduce da un infortunio al braccio. Il Settore Giovanile dell’Inter, sia allora che oggi, ha sempre dato tanti buoni giocatori. Chi viene dalle giovanili di un club solitamente diventa un punto di riferimento per molti altri compagni». La squadra del 1989 poteva vincere molto di più: «Sì, non era facile ma probabilmente è vero. Nella stagione successiva siamo usciti subito in Coppa dei Campioni contro il Malmö. Quella gara ci avrebbe potuto dare un’autostima diversa per poter andare avanti. Forse ci è mancata un’altra coppa o un altro campionato, ma indubbiamente la concorrenza era molto attrezzata». Si passa a parlare dei Mondiali di Italia 90′: «In quella competizione ero capitano, giocavo il mio terzo mondiale. Non averlo vinto in casa mi fa ancora male».

COPPA UEFA E FINALE DI CARRIERABergomi ricorda la Coppa Uefa vinta nel 1998 insieme a Ronaldo e delinea le analogie tra i successi di Giovanni Trapattoni e quelli di Gigi Simoni: «Ronaldo in quella stagione ma soprattutto in quella coppa è stato incredibile. Nella semifinale giocata in Russia mi ricordo che il campo era pieno di neve, ma lui era in grado di dribblare senza problemi. Con Simeone, Moriero e Djorkaeff la squadra era molto forte. Trapattoni è stato un maestro nel riuscire a creare un gruppo ed esaltare le caratteristiche dei giocatori. Con Simoni ho fatto una grande stagione. Tutti e due hanno avuto in rosa i più grandi stranieri con cui ho giocato, Lothar Matthaus e Ronaldo». Poi, nel 1999, l’ultima stagione in nerazzurro: «Non pensavo fosse il mio ultimo anno, credevo di continuare a giocare in nerazzurro. Dopo l’Inter ho deciso di non giocare più in nessun’altra squadra, il destino ha voluto così. Successivamente ho studiato da allenatore, ho allenato nel Settore Giovanile e ho avuto diverse proposte che non ho mai voluto accettare. Il tuo record di presenze superato da Zanetti? Javier è stato bravo, ha superato annate difficili prima di vincere tutto. Con il campionato a 20 squadre e almeno 6 gare nelle competizioni europee, ho capito che Javier avrebbe potuto superare il mio record. Di 756 gare con l’Inter ne rigiocherei due: la più bella, un 4-0 alla Juventus del 1984 e il ritorno di Coppa contro il Bayern Monaco del 1988».

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Viviana Campiti

Viviana Campiti

Nata e cresciuta in Calabria, dove si laurea in Scienze dell'Educazione. Amante del calcio in tutte le sue forme, dalla Terza Categoria alla Serie A. Interista per predisposizione naturale e onestà intellettuale. Pazza come Maicon, passionale come Stankovic, fedele come Zanetti. Nel tempo libero ama il cinema, ma soprattutto scrivere.